Anatomia del trench

08/05/2013 - Lellastyle

Capita spesso che un oggetto assuma col tempo connotati diversi da quelli originali. Il tempo e la storia modificano gli scopi che avevano ispirato la sua creazione. E’ il caso del trench. Capo irrinunciabile del guardaroba maschile e femminile. Tutti o quasi ne possiedono uno. Uomini e donne sono pronti ad approffittare di una lieve brezza primaverile o di una giornata uggiosa autunnale per sfoggiarlo con fierezza. E’ facile dare per scontata la sua funzione e il suo significato, ma forse pochi sanno qual’è la vera origine di questo indumento così diffuso e ormai radicato nell’immaginario comune. Dietro a semplici maniche, cinture e bottoni si cela qualcosa di più oltre alla mera estetica.

Assieme a molti altri capi il trench, come suggerisce il suo nome completo Trench coat, cappotto da trincea, è un indumento di origine militare. Quando si parla del mitico impermeabile si pensa subito a Burberry o ad Aquascutum, le storiche maison inglesi che da un secolo si contendono la paternità dell’iconico capo.

Come narra la storia il primo trench venne commissionato nel 1901 dal Ministero della Guerra inglese alla storica ditta Burberry, che fin dal 1856 produceva impermeabili in gabardina. Il progetto era creare un modello che fosse un compromesso tra l’impermeabile d’ordinanza e il cappotto militare. La gabardina si prestava perfettamente allo scopo: il tessuto impermeabilizzato brevettato dal chimico scozzese Charles Rennie Machintosh nel 1823, era costituito da due tessuti di lana con caucciù sciolto in nafta saldati insieme, che creavano così una trama talmente fittà da non lasciar penetrare nemmeno una goccia. Per accompagnare i soldati al fronte il capo doveva essere pratico e confortevole, resistente al vento e alla pioggia, senza lasciare spazio a inutili frivolezze.

Il trench prende forma: ventisei pezzi in gabardina, ognuno dei quali concepito per assolvere a una funzione ben precisa.

Il doppiopetto con quattro bottoni ripara il soldato dalle rigide temperature. La cintura legata in vita con anelli a D è un supporto per agganciare granate, borracce d’acqua, binocolo ed altri strumenti. Il sottogola e i polsi chiusi e stretti da cinghie e fibbie proteggono dal vento e impediscono all’acqua di entrare. La falda triangolare sul davanti, sovrapponendesi all’allacciatura, consente una chiusura migliore e agevola i movimenti. La baschina nel dietro e la lunghezza al ginocchio riparano ulteriormente dal freddo. Le classiche mostrine sulle spalle, comuni a molti capi militari, servono per appoggiare e fissare guanti e altri oggetti che altrimenti impediscono i movimenti. Le maniche raglan rendono l’indumento più comodo. Originariamente la fodera era estraibile e poteva essere convertita in un sacco a pelo.

Dalle fangose trincee alle strade cittadine e alle boutique il passo è breve. Finita la seconda guerra mondiale, il trench continuò ad essere portato dai veterani e venne così assimilato dal costume civile perdendo però parte di quelle caratteristiche pratiche che lo avevano contraddistinto. Ma è  Hollywood che consacra il trench nel firmamento della moda. Nel 1928 Greta Garbo ruba il capo al guardaroba maschile e lo indossa nel film Destino. Dopo di lei altre famose attrici da Gloria Swanson, a Bette Davis, ad Ava Gardner, Alida Valli e Marlene Dietrich confermeranno il trench come indumento femminile. Il trench diventa l’elemento scenografico e irrinunciabile di ogni film noir dell’epoca che si rispetti. Nel 1942 Humphrey Bogart lo indossa nel celebre Casablanca e Audrey Hepburne lo porta sotto la pioggia in una romantica scena in Colazione da Tiffany del 1961.

Oggi il trench è diventato un passepartout e viene riproposto ogni anno da innumerevoli brand, e dalla stessa Burberry, nelle versioni più disparate: lungo, corto, a mezza coscia, con revers, senza collo, colorato, cangiante, metallizzato, stampato, lucido. L’importante è saperlo indossare con disinvoltura, soprattutto nella sua versione più classica color kakhi. E ricordatevi sempre di allacciare la cintura con un nodo quando lo portate chiuso oppure, quando è sbottonato, legatela dietro a mo’ di martingala.

Intanto approfittiamo della mezza stagione e del brutto tempo che ancora minaccia cieli tersi e caldi raggi di sole (almeno a Milano) per indossare questo pezzo di storia del Novecento. Ecco alcune proposte…

Trench corto color corallo di Breach, 129 euro.

Trench in tessuto tecnico e cotone di Geox Respira, 179 euro.

Trench di Kaos, 180 euro.

 

Giulia Mantovani