Quello scolapasta brilla di luce!

11/01/2013 - Cucina e contorni, Interviste

Così disposte sulla scalinata sembrano oggetti ribellati alla cucina e all’usura del tempo che prendono vita un po’ come ne La bella e la bestia . C’è un passaverdura di fabbricazione canadese trovato a Porta Portese che somiglia al LEM, il modulo lunare, una lampada da tavolo realizzata con un coperchio e vecchi mestoli appesi, ribattezzata “Calcinculo”, perché ricorda la giostra; intravedo anche “Luce da uno” la caffettiera da una tazza e “Five o’clock” composta con una teiera.
Tutte fanno luce e sono pezzi unici (dai 25€ ai 120 ca). L’idea bizzarra è di George F. Kaplan che interroghiamo, ops, intervistiamo sistemandoci dietro una delle sue lampade.
GeorgeFKaplan

 

GeorgeFKaplan Tolait

 

 

 

 

 

George, illuminaci…

«Il progetto Tolait suona “to light”, ma strizza l’occhio al piemontese “tola” che significa latta, alluminio e quindi si rifà anche alle pentole in disuso e a qualsiasi attrezzo di cucina. Inventare i nomi è parte integrante del mio lavoro, di solito viene per ultimo, ma lo considero importante tanto quanto il momento creativo vero e proprio, ogni lampada infatti ha la sua etichetta che lo specifica».

Di che oggetti ti servi per realizzare le lampade?
«I più disparati: caffettiere, colapasta, schiacciapatate, spremi uva, pentole con varie forme, pesciera, stampi per budino, fruste, bottiglie del latte, coperchi. Tutto quello che andrebbe buttato prende nuovamente vita e si trasforma in qualcosa di duraturo. Il vero riciclaggio!».

Dopo che hai scomposto e ricomposto così tante volte, come ti viene in mente di reinventare ancora?
«Il materiale per comporre le lampade lo trovo nei mercatini dell’usato o me lo danno amici e parenti quando dismettono qualcosa. Spesso combino i pezzi ripetutamente fino a realizzare qualcosa di convincente, altre volte lascio tutto in un angolo in attesa di un’ispirazione, ma capita anche di desiderare il banco da lavoro mentre sto pagando ancora il venditore. Utilizzando materiali perlopiù vecchi e usati è quasi impossibile che una lampada sia uguale all’altra».

Qual’è l’oggetto da cucina più curioso e simpatico?
«Alcuni sono lampade fatte e finite senza saperlo, come per l’imbuto rovesciato, o la forma del budino. Il mio oggetto preferito è la vaporiera, il cestello per cuocere a vapore: aperto, chiuso, tutto forato, sembrano poche le alternative, invece può assumere mille forme».

Cos’è la luce?
«E’ la miglior forma di design degli ultimi decenni».

Se dico: si accende una lampadina?
«Che dove non c’era niente, ora c’è tutto».

Il tuo rapporto con la cucina?
«Ottimo direi. Preparo poche cose ma buone, poi ho una moglie che sperimenta ed è bravissima. Amo pensare alla cucina come al luogo della casa dove si trascorre il tempo conversando, è il luogo delle idee!».

Per contattarti?
«La pagina FB è quella di George F. Kaplan, la mia e-mail george.kaplan2011@libero.it».

Rilasciamo, anzi salutiamo e ringraziamo, George così può continuare ad accendere una nuova lampadina.

Alessia Impagliazzo